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Nuovi controlli dell’Agenzia delle Entrate sui conti correnti: quando scattano le presunzioni fiscali

Nuovi controlli dell’Agenzia delle Entrate sui conti correnti: quando scattano le presunzioni fiscali

Nuovi controlli sui conti correnti bancari da parte dell’Agenzia delle Entrate riportano al centro dell’attenzione il tema delle presunzioni fiscali legate ai movimenti finanziari non giustificati. L’obiettivo dell’Amministrazione finanziaria è individuare eventuali redditi non dichiarati attraverso l’analisi di versamenti e, in alcuni casi, prelievi che non trovano riscontro nella dichiarazione dei redditi del contribuente.

PRESUNZIONE E INVERSIONE DELL’ONERE DELLA PROVA

La normativa consente al Fisco di attribuire ai movimenti bancari la natura di compensi o ricavi, attivando una vera e propria inversione dell’onere della prova. In pratica, qualsiasi accredito può essere considerato reddito imponibile, salvo che il contribuente dimostri il contrario con documentazione idonea.

Per giustificare un bonifico o un versamento in contanti è necessario produrre prove documentali con data certa, che dimostrino ad esempio che si tratta di:

prestiti tra privati;

  • donazioni;
  • rimborsi spese;
  • vendite occasionali tra soggetti privati;
  • somme già tassate alla fonte.

La giurisprudenza della Corte di Cassazione ha chiarito che la presunzione non è automatica né assoluta. Tuttavia, la giustificazione deve essere analitica e riferita a ogni singola operazione contestata. In assenza di prova documentale, il rischio è l’applicazione di imposte aggiuntive e sanzioni proporzionali agli importi accertati.

INDAGINI BANCARIE: DIFFERENZE TRA IMPOSTE SUI REDDITI E IVA

La presunzione derivante dalle indagini bancarie non opera allo stesso modo per tutte le imposte.

Per quanto riguarda IRPEF, IRES e IRAP, nel caso degli imprenditori la presunzione può riguardare sia i versamenti sia i prelievi, ma questi ultimi solo se superano la soglia di 1.000 euro giornalieri o 5.000 euro mensili. Per lavoratori autonomi e privati, invece, i prelievi sono generalmente esclusi dalla presunzione, salvo situazioni particolari.

In ambito IVA, vengono esaminati esclusivamente i versamenti. La Cassazione ha ribadito che i prelievi non possono essere automaticamente considerati corrispettivi di operazioni imponibili, poiché un’uscita di denaro non dimostra necessariamente l’esistenza di una vendita non dichiarata.

TRACCIABILITÀ E CONTROLLI INCROCIATI NEL 2026

Le verifiche non si limitano al conto corrente principale, ma possono estendersi a libretti di risparmio, carte prepagate e conti cointestati riconducibili al contribuente.

Nel 2026 l’incrocio dei dati tra l’Anagrafe dei rapporti finanziari e le dichiarazioni fiscali avviene in modo sempre più rapido, rendendo centrale la coerenza tra flussi monetari e redditi dichiarati. La tracciabilità delle operazioni rappresenta quindi uno strumento essenziale per neutralizzare eventuali contestazioni in fase di contraddittorio.

COME DIFENDERSI DA UN ACCERTAMENTO FISCALE

Per evitare contestazioni è fondamentale:

conservare contratti e scritture private con data certa;

documentare in modo puntuale ogni movimento non riconducibile all’attività ordinaria;

mantenere coerenza tra disponibilità finanziarie e dichiarazioni fiscali.

In mancanza di giustificazioni adeguate, i movimenti non documentati possono tradursi in un recupero d’imposta con relative sanzioni. La corretta gestione e conservazione della documentazione rimane, allo stato attuale, la principale tutela contro un accertamento fondato sulle indagini bancarie.

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